Il Pil italiano registra la seconda contrazione più marcata degli ultimi 22 anni, dopo quella del primo trimestre 2009. Gli Stati Uniti confermano che la crescita della forza lavoro e della produttività sono gli elementi per sostenere l'economia, dopo il recente rallentamento che ha portato le famiglie a disinvestire massicciamente dai fondi azionari. Il rischio di...
uscita della Grecia dall'euro é evidenziato dal differenziale di rendimento tra le obbligazioni sovrane francesi e tedesche.
Gaetano Evangelista - Amministratore unico di Age Italia da Bari: "Non bisogna mai fare dei paralleli immediati tra l'andamento dell'economia e del mercato azionario, guardare ai dati macro per operare sui mercati é come guidare un auto osservando lo specchietto retrovisore e non il parabrezza, lo sforzo deve essere quello di guardare in prospettiva e non di guardare alle spalle".

Non sono sicuro di essere stato sufficientemente chiaro, per cui vorrei tornare sull'argomento della traiettoria di crescita di lungo periodo dell'economia americana.
RispondiEliminaIl grafico mostrato nell'intervista, e che si può osservare anche qui:
http://documenti.ageitalia.net/grafici/Traiettoria.gif
mostra:
a) il tasso di crescita annuale della forza lavoro USA (rosso);
b) il tassi di crescita annuale della produttività del settore non agricolo (arancio);
c) la somma di questi due fattori (marrone; attualmente nei pressi del 2.5%);
d) il tasso di crescita reale del PIL USA (blue).
Tutti i dati sono mostrati come media a dieci anni, per smussarne l'andamento.
Evidentemente, il tasso di crescita dell'economia americana (d) segue fedelmente la traiettoria teorica (c). L'ha fatto prima del 1986, e l'ha fatto fino al 2001. Da allora, il deleveraging ha prodotto un output gap tuttora in essere, per cui alla fine non si riesce nemmeno a mantenere la traiettoria minima. Che dal 4% del 2007 è scesa appunto al 2.5%.
Quando si chiuderà l'output gap (non prima di un paio d'anni, secondo l'OCSE), i due dati - teorico ed effettivo - si ricongiungeranno.
Ripeto: al di la' di stimoli ai consumi, svalutazioni competitive, incoraggiamento degli investimenti, e finanziamento in deficit della spesa pubblica, la traiettoria di lungo periodo è questa, e c'é poco da fare.
A meno che si intervenga sul ritmo di crescita della forza lavoro (a), ma questo è difficile nel "breve periodo" (ci vogliono decenni per modificare le tendenze demografiche: la politica sciagurata di un figlio per famiglia in Cina a fine anni '70 ha portato soltanto nel 2013 al picco assoluto della forza lavoro. Insomma, la Cina da quest'anno beneficierà sempre meno per la sua crescita del dividendo demografico); oppure, sulla produttività (b).
Questa è l'unica ricetta possibile per stimolare l'economia nel lungo periodo.
Ma il tasso di crescita della produttività continua a calare, mentre il tasso di crescita della forza lavoro si sta finalmente appiattendo e promette di svoltare verso l'alto (lo chiamano "l'eco dei baby boomers"). Resta da vedere se l'azione di questi due fattori risolleverà la traiettoria di crescita dell'economia americana.
I responsabili della politica economica degli Stati Uniti, o se vogliamo dell'Italia, dell'Europa e del resto del mondo, conoscono bene questa ricetta. O almeno credo (o spero).
ho rivisto questo video perché la prima volta ero un po' di corsa e credo sia uno dei più illuminanti sul vero problema italiano
RispondiEliminala madre di tutti i nostri mali é la scarsa produttività che si traduce in mancanza di competitività
siamo un paese che preferisce indebitarsi piuttosto che crescere con lavoro e innovazione e che quindi non potevamo fare altro che arrivare al punto di rottura in cui siamo
bravi entrambi